Art. 5. La Repubblica,
una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi
che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i
principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell'autonomia e del
decentramento.
L’importanza di questo articolo è stata continuamente messa in forse:
non solo dalla pretesa scissionista dei leghisti, ma anche dalla passiva
ignavia di ben tre Presidenti della Repubblica (nell’ordine: Scalfaro, Ciampi e
Napolitano) che, nel merito, non hanno affatto assunto il ruolo di supremi
garanti, custodi e difensori della Carta, ma si sono acconciati a svolgere il
ruolo passivo di notai e di foglie di fico per coprire le vergogne degli
spergiuri che, nominati addirittura ministri, poi esortavano alla secessione e
compivano atti eversivi e di vilipendio alla Bandiera cantando i versacci:
“E noi che siamo Padani (?!?),
abbiamo un sogno nel cuore,
abbiamo un sogno nel cuore,
bruciare il Tricolore,
bruciare il Tricolore…”
Una vergogna indelebile, ad onta dei sacrifici e dei martirii
degli eroi del Risorgimento e ad offesa degli oltre 600 mila morti ed un
milione e mezzo di feriti e mutilati della Prima Guerra Mondiale che completò
il processo dell’’Unità d’Italia, iniziato nel Marzo 1821 e culminato quasi un
secolo dopo il 4 Novembre del 1918.
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