venerdì 30 novembre 2012

Articolo. 9. La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. ..


art. 9. La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.

Quanto scritto in questo articolo è abbastanza relativo ed aleatorio, stante la continua fuga dei nostri ricercatori all'estero, il cui lavoro qui in Italia non viene riconosciuto ed adeguatamente supportato, mentre rappresenterebbe il nostro futuro. Ed invece va ad arricchire in senso culturale, morale ed economico le altre nazioni che danno ai nostri giovani ospitalità, ascolto e mezzi per potersi esprimere.
Non parliamo poi della tutela, difesa e salvaguardia del patrimonio storico e artistico della Nazione, lasciato nel quasi più completo degrado come i crolli di Pompei (e non solo) testimoniano.
art. 10. L'ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale 

giovedì 29 novembre 2012

Articolo 8. Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge.


Art. 8. Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge.
Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l'ordinamento giuridico italiano.
I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze.

Anche su quest’articolo, possiamo dire che alla grammatica non corrisponde affatto la pratica perché poi, a ben vedere, ci sono dei privilegi assegnati ai clericali ed alla Curia, mentre sono negati alle altre religioni, come ad esempio quella che viene spacciata come ora di religione, mentre il più delle volte non è altro che una forma di indottrinamento e catechizzazione degli alunni, e per di più a spese dello Sato ed in orario scolastico, e il più delle volte senza che siano organizzate le materie alternative per chi non si avvale dell’ora di religione, mentre equità ed eguaglianza vorrebbero che allo stesso modo ci fossero, in concomitanza, anche le ore per i protestanti, i musulmani, gli ebrei, agnostici, atei, ecc.
Perché il tutto viene basato sulla ipocrisia e la palese menzogna di quella che, se vera, sarebbe persino e comunque una “dittatura della maggioranza”, posta in atto attraverso la falsa affermazione che i cattolici rappresenterebbero: “La stragrande maggioranza della popolazione”.
Cosa, questa, smentita proprio dalle sconfitte subite ai due referendum citati, dato che se fosse vera allora li avrebbero vinti e non persi.
Quindi la loro affermazione va corretta, dicendo che i battezzati sono la stragrande maggioranza, ma poi,  tra battezzati e credenti e praticanti, ci passa appunto il mare dei referendum.
Ed infine non regge neppure lo strumentale cattivo uso dell’affermazione di Croce, il quale scrisse:

"Perché non possiamo non dirci Cristiani”, in quanto, appunto, parla di Cristiani e non di “Cattolici”, includendo il Cristianesimo non come fatto religioso, ma solo come fatto di cultura, artistico, letterario che niente ha a che vedere con Fede e credenze.
E se poi questo non bastasse abbiamo ancora gli artt. 19 e 20 che completano il quadro costituzionale sui rapporti con la religione e le sue rappresentanze che vedremo in seguito..

mercoledì 28 novembre 2012

Articolo 7- Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.


Art.7. Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.
I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale.

Al di la delle tante polemiche suscitate da questo articolo sull’opportunismo di Togliatti (specie da parte dei Socialisti ed Azionisti che erano contrari), va chiarito che intanto si era nel 1947, a poco più di due anni dalla fine di una guerra disastrosa e con  qualche valenza persino di guerra civile, e non si poteva certo dare l’avvio ad una guerra di religione, che avrebbe spaccato il fronte unitario antifascista dei Padri Costituenti e quindi fu giocoforza includervi anche il Concordato fascista, come hanno preteso ed imposto le gerarchie dello Stato Vaticano, attraverso la strumentalizzazione e la passiva posizione dei democristiani:
Ma se guardiamo bene l’affermazione di principio di questo articolo, sull’indipendenza e la sovranità reciproca, dobbiamo constatare che mentre lo Stato Italiano ha sempre rispettate entrambe, dato che mai si è permesso, non dico di ordinare, ma neppure di dare suggerimenti alla Chiesa circa il suo modo di organizzarsi, strutturarsi e predisporre i propri riti, non altrettanto hanno fatto le autorità curiali e clericali con le loro continue invasioni di campo, dalle campagne anticomuniste dal '48 in poi a quelle contro le leggi sul divorzio e sulla legge 194 che ha per titolo: “Norme per la tutela sociale della maternità e sull'interruzione volontaria della gravidanza”,  ma che sbrigativamente e strumentalmente è stata degradata e fatta passare nella coscienza collettiva come “Legge sull’aborto”, fino all’ultima delle quali, proprio nei giorni scorsi, intervenendo sulla sentenza della Corte di Giustizia Europea in relazione alla Legge 40 su procreazione assistita e cellule staminali, e dopo che, barando al gioco democratico propugnando l’astensionismo al referendum per abrogarla, avevano fatto fallire tutto perché non si raggiunse il quorum.

E se è vero che poi l’articolo in questione prosegue con:"... I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale” però, essendo questa la premessa minore, non può in alcun modo abrogare quanto stabilito nella premessa maggiore, come spiegato tanto chiaramente dal Prof. Michele Ainis, docente di Istituzione di Diritto Pubblico all'Università di Roma 3, nel suo libro "Chiesa padrona. Un falso giuridico, dai Patti Lateranensi ad oggi.", in cui spiega per filo e per segno tutti gli strappi costituzionali effettuati dalle gerarchie clericali e quanto ci siano costati in termini anche economici dal 1938 (data dell'approvazione dei Patti) fino ad oggi.

martedì 27 novembre 2012

Articolo 6. La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche.



Art. 6. La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche.

E’ forse questa la sola norma che nel corsi di oltre un sessantacinquennio abbia trovato una soddisfacente attuazione ad esempio con l’adozione del bilinguismo nelle zone alto atesine, anche se poi non sempre e non comunque viene supportata da interventi di tipo normativo ed applicativo fornendo tutto quanto il necessario per una la tutela reale e non solo dichiarata e formale. 

Articolo 5. La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali;


 Art. 5. La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell'autonomia e del decentramento.

L’importanza di questo articolo è stata continuamente messa in forse: non solo dalla pretesa scissionista dei leghisti, ma anche dalla passiva ignavia di ben tre Presidenti della Repubblica (nell’ordine: Scalfaro, Ciampi e Napolitano) che, nel merito, non hanno affatto assunto il ruolo di supremi garanti, custodi e difensori della Carta, ma si sono acconciati a svolgere il ruolo passivo di notai e di foglie di fico per coprire le vergogne degli spergiuri che, nominati addirittura ministri, poi esortavano alla secessione e compivano atti eversivi e di vilipendio alla Bandiera cantando i versacci:

“E noi che siamo Padani (?!?)
abbiamo un sogno nel cuore,
bruciare il Tricolore,
bruciare il Tricolore…”

Una vergogna indelebile, ad onta dei sacrifici e dei martirii degli eroi del Risorgimento e ad offesa degli oltre 600 mila morti ed un milione e mezzo di feriti e mutilati della Prima Guerra Mondiale che completò il processo dell’’Unità d’Italia, iniziato nel Marzo 1821 e culminato quasi un secolo dopo il 4 Novembre del 1918.

domenica 25 novembre 2012

Articolo 4. La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.


Art. 4. La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.

Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

Anche qui abbiamo non solo il riconoscimento del diritto al lavoro, cosa che quella somara della Fornero, ignorante in materia costituzionale anche se laureata alla Bocconi, proprio nei giorni scorsi ha negato essere un diritto, ma addirittura si da il compito alla Repubblica di promuovere: “…le condizioni che rendano effettivo questo diritto.” E scusate se è poco!
Ma c’è ancora di più perché stabilendo che: “ … Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.”, vengono e evidenziati con chiarezza sia il dovere e diritto di ciascuno di poter scegliere secondo le propri attitudini un lavoro o professione con il fine non di essere sfruttati dai padroni o di arricchire i Marchionne e pagare i vizietti dei Lapo o le pretese dei Trota e simil Trota, ma quello di  concorrere: “… al progresso materiale o spirituale della società.”

sabato 24 novembre 2012

Art. 3. Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale ...


 Art. 3. Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

La valenza di questo art.,  va sottolineato non sta tanto nell’affermazione del primo comma, peraltro comune a tutte le C. democratiche, quanto nel successivo in cui, prendendo atto che la premessa sarebbe irrealizzabile stanti le troppo disparità e sperequazioni, esistenti, affida alla Repubblica il compito: “… rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.“, e questo potrà avvenire solo se si darà corso a quella “Giustizia sociale”,  di cui ormai oggi purtroppo nessuno più ne parla e si costruisce,  assieme alla Democrazia politica che è solo formale, anche una Democrazia economica, concreta e sostanziale.
Ed infine una cosa da chiedere  sempre,  nell’impatto con le Istituzioni, siano esse periferiche o centrali ed al burocrate che in quel momento le rappresenta, è come mai,  mentre la C, sancisce che: “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli ….”, sono proprio loro che gli ostacoli,  piuttosto che rimuoverli li frappongono a iosa?

 

venerdì 23 novembre 2012

Art 2. La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo...


Art 2. La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

Questo articolo che nasce addirittura un anno prima della dichiarazione dei diritti universali dell’Uomo, approvato dall’ONU, è proprio adesso  di pressante attualità in quanto si fa un gran dibattere, concionare e blaterare  appunto su testamento biologico, accanimento terapeutico,  cellule staminali, interventi palliativi,  coppie di fatto sia etero  ed omo ecc.  e dimostra la preveggenza dei Padri Costituenti, dato che va sottolineato che intanto è la sola ed unica volta che in tutta la  C. si parla di “uomo” e che quindi ci sono dei diritti inalienabili riconosciuti e garantiti a prescindere  dall’uomo in quanto tale,  senza specificare se cittadino, elettore,  abitante,  residente o turista di passaggio.
Perciò è naturale che il primo di tutti i diritti,  è il diritto alla vita ed alla sicurezza, da cui derivano poi il diritto ad essere liberi dai bisogni e dall’ignoranza, attraverso il lavoro il primo e l’istruzione la seconda, e poi il diritto a decidere della propria persona e del proprio destino,  accentando o rifiutando le cure attraverso il testamento biologico, ecc,, secondo il principio democratico liberale del “Tu puoi”, che si contrappone all’illiberale e dispotico: “Tu devi!”
Ma tu devi che (?) o perché (?) o per chi (?).
E questo vale come diritti inalienabili e riconosciuti come singolo,  mentre il completamento con l’affermazione:
“… sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.“, sta a significare l’obbligo del riconoscimento  ed del garantire anche la formazione di coppie di fatto  in cui, 
appunto, si richiede l 'adempimento . 
Norma che non significa solo la libertà di iscriversi al circolo bocciofilo o aderire alla Dame di C. Vincenzo ecc.,  dato che tra l’altro questi riconoscimenti rientrano successivo  art 18, sulla libertà di associazione ed il  tanto ostentato e conclamato art. sulla famiglia che si usa strumentalmente per negare appunto le coppie di fatto, specialmente se omo, arriva solo al punto 29, e non può in alcun modo essere usato per vanificare  ed abrogare quanto stabilito in questo precedente articolo.

giovedì 22 novembre 2012

Art. 1 - L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro...


Art. 1. L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Abbiamo in questo articolo due punti che vengono mistificati e sottaciuti oppure a seconda dei casi enfatizzati e precisamente l’affermazione che l’ Italia è una Repubblica democratica , fondata sul lavoro sta a significare che il lavoro e non l’impresa, o le banche,  le borse, ecc. sono l’elemento portante della nostra collettività di Cittadini uniti , coesi e tesi al fine del bene comune, da raggiungere appunto attraverso il lavoro di tutti e di ciascuno.
Quanto,  a seconda dei casi,  alla tanto ripetuta,  biascicata,  conclamata, enfatizzata e mai realizzata sovranità popolare; dobbiamo dire,  come insegnava John Steinbeck,  in veste di corrispondente della guerra  dall’Europa, per una testata statunitense, che il peggiore inganno non è dato tanto dalle bugie che si raccontano, ma dalle verità che si tacciono.
Ed infatti l’omettere  la parte finale del secondo comma di questo art. che sancisce: “ che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”,  chiarisce con estrema precisione che non siamo affatto  in presenza di una sovranità assoluta, come a seconda delle convenienze di volta in volta vorrebbero far credere o negare, ma di una sovranità relativa esercitata,  appunto,  nelle forme e nei limiti della C. secondo un principio non piramidale che veda al vertice il sovrano assoluto,  fosse anche il Popolo, ma circolare del potere per bilanciare appunto i poteri e fare si che non si arrivi alla degenerazione della Democrazia attraverso quella che il teorico della Democrazia, Montesquieu,  definiva: “La dittatura della maggioranza".

Odio gli indifferenti!

Per spiegarvi il punto di vista da cui scrivo, pur cercando di non essere fazioso, o parziale o settario, essendo culturalmente e politicamente un autodidatta, formatosi specie con le letture dell’opera di Gramsci, mi considero gramscianamente “un Partigiano”, che il grande politico ed intellettuale sardo aveva tanto bene illustrato in un suo articolo dal titolo “Indifferenti”, del Febbraio del 1917, nel pieno della Prima Guerra Mondiale (che guarda caso proprio due comici nello scorso Festival di S. Remo hanno riesumato) e che diceva: “Odio gli indifferenti. Credo con Federico Hebbel, che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti”, ....per proseguire poi con “Odio gli indifferenti, anche per ciò, che mi da noia il loro piagnisteo di eterni innocenti”, e concludendo con: “Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti”.

Piero Calamandrei, agli studenti di una scuola di Milano il 26 Gennaio del 1955


L’art.34 dice: “i capaci ed i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.” E se non hanno mezzi! Allora nella nostra Costituzione c’è un articolo, che è il più importante di tutta la Costituzione, il più impegnativo; non impegnativo per noi che siamo al desinare, ma soprattutto per voi giovani che avete l’avvenire davanti a voi. Dice così: “E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli, di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”. E’ compito di rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana. Quindi dare lavoro a tutti, dare una giusta retribuzione a tutti, dare la scuola a tutti, dare a tutti gli uomini dignità di uomo. Soltanto quando questo sarà raggiunto, si potrà veramente dire che la formula contenuta nell’articolo primo “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro” corrisponderà alla realtà. Perché fino a che non c’è questa possibilità per ogni uomo di lavorare e di studiare e di trarre con sicurezza con il proprio lavoro i mezzi per vivere da uomo, non solo la nostra Repubblica non si potrà chiamare fondata sul lavoro, ma non si potrà chiamare neanche democratica. Una democrazia in cui non ci sia questa uguaglianza di fatto, in cui ci sia soltanto una uguaglianza di diritto è una democrazia puramente formale, non è una democrazia in cui tutti i cittadini veramente siano messi in grado di concorrere alla vita della Società, di portare il loro miglior contributo, in cui tutte le forze spirituali di tutti i cittadini siano messe a contribuire a questo cammino, a questo progresso continuo di tutta la Società.
E allora voi capite da questo che la nostra Costituzione è in parte una realtà, ma soltanto in parte è una realtà. In parte è ancora un programma, un ideale, una speranza, un impegno, un lavoro da compiere. Quanto lavoro avete da compiere! Quanto lavoro vi sta dinnanzi! E’ stato detto giustamente che le Costituzioni sono delle polemiche, che negli articoli delle Costituzioni, c’è sempre, anche se dissimulata dalla formulazione fredda delle disposizioni, una polemica. Questa polemica di solito è una polemica contro il passato, contro il passato recente, contro il regime caduto da cui è venuto fuori il nuovo regime. Se voi leggete la parte della Costituzione che si riferisce ai rapporti civili e politici, ai diritti di libertà voi sentirete continuamente la polemica contro quella che era la situazione prima della Repubblica, quando tutte queste libertà, che oggi sono elencate, riaffermate solennemente, erano sistematicamente disconosciute: quindi polemica nella parte dei diritti dell’uomo e del cittadino, contro il passato. Ma c’è una parte della nostra Costituzione che è una polemica contro il presente, contro la Società presente. Perché quando l’articolo 3 vi dice “E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli, di ordine economico e sociale che impediscono il pieno sviluppo della persona umana” riconosce, con questo, che questi ostacoli oggi ci sono, di fatto e che bisogna rimuoverli. Dà un giudizio, la Costituzione, un giudizio polemico, un giudizio negativo, contro l’ordinamento sociale attuale, che bisogna modificare, attraverso questo strumento di legalità, di trasformazione graduale, che la Costituzione ha messo a disposizione dei cittadini italiani. Ma non è una Costituzione immobile, che abbia fissato, un punto fermo. E’ una Costituzione che apre le vie verso l’avvenire, non voglio dire rivoluzionaria, perché rivoluzione nel linguaggio comune s’intende qualche cosa che sovverte violentemente; ma è una Costituzione rinnovatrice, progressiva, che mira alla trasformazione di questa Società, in cui può accadere che, anche quando ci sono le libertà giuridiche e politiche, siano rese inutili, dalle disuguaglianze economiche e dalla impossibilità, per molti cittadini, di essere persone e di accorgersi che dentro di loro c’è una fiamma spirituale che, se fosse sviluppata in un regime di perequazione economica, potrebbe anch’essa contribuire al progresso della Società. Quindi polemica contro il presente, in cui viviamo e impegno di fare quanto è in noi per trasformare questa situazione presente.
Però vedete, la Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. La Costituzione è un pezzo di carta, la lascio cadere e non si muove. Perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile. Bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità; per questo una delle offese che si fanno alla Costituzione è l’indifferenza alla politica, indifferentismo, che è, non qui per fortuna, in questo uditorio, ma spesso in larghi strati, in larghe categorie di giovani, un po’ una malattia dei giovani. La politica è una brutta cosa. Che me ne importa della politica. E io quando sento fare questo discorso, mi viene sempre in mente quella vecchia storiellina, che qualcheduno di voi conoscerà di quei due emigranti, due contadini che traversavano l’oceano, su un piroscafo traballante. Uno di questi contadini dormiva nella stiva e l’altro stava sul ponte e si accorgeva che c’era una gran burrasca, con delle onde altissime e il piroscafo oscillava. E allora uno di questi contadini, impaurito, domanda a un marinaio “ ma siamo in pericolo?” e questo dice “secondo me, se continua questo mare, tra mezz’ora il bastimento affonda.” Allora lui corre nella stiva a svegliare il compagno, dice: “Beppe, Beppe, Beppe”,….“che c’è!” … “Se continua questo mare, tra mezz’ora, il bastimento affonda” e quello dice ”che me ne importa, non è mica mio!” Questo è l’ indifferentismo alla politica.
E’ così bello e così comodo. La libertà c’è, si vive in regime di libertà, ci sono altre cose da fare che interessarsi di politica. E lo so anch’io. Il mondo è così bello. E vero! Ci sono tante belle cose da vedere, da godere oltre che ad occuparsi di politica. E la politica non è una piacevole cosa. Però, la libertà è come l’aria. Ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare, quando si sente quel senso di asfissia che gli uomini della mia generazione hanno sentito per vent’anni, e che io auguro a voi, giovani, di non sentire mai. E vi auguro, di non trovarvi mai a sentire questo senso di angoscia, in quanto vi auguro di riuscire a creare voi le condizioni perché questo senso di angoscia non lo dobbiate provare mai, ricordandovi ogni giorno, che sulla libertà bisogna vigilare,vigilare, dando il proprio contributo alla vita politica.
La Costituzione, vedete, è l’affermazione scritta in questi articoli, che dal punto di vista letterario non sono belli, ma l’affermazione solenne della solidarietà sociale, della solidarietà umana, della sorte comune, che se va affondo, va affondo per tutti questo bastimento. E’ la Carta della propria libertà. La Carta per ciascuno di noi della propria dignità d’uomo. Io mi ricordo le prime elezioni, dopo la caduta del fascismo, il 6 giugno del 1946; questo popolo che da venticinque anni non aveva goduto delle libertà civili e politiche, la prima volta che andò a votare, dopo un periodo di orrori, di caos: la guerra civile, le lotte, le guerre, gli incendi, andò a votare. Io ricordo, io ero a Firenze, lo stesso è capitato qui. Queste file di gente disciplinata davanti alle sezioni. Disciplinata e lieta. Perché avevano la sensazione di aver ritrovato la propria dignità, questo dare il voto, questo portare la propria opinione per contribuire a creare, questa opinione della comunità, questo essere padroni di noi, del proprio paese, della nostra patria, della nostra terra; disporre noi delle nostre sorti, delle sorti del nostro paese. Quindi voi giovani alla Costituzione dovete dare il vostro spirito, la vostra gioventù, farla vivere, sentirla come cosa vostra, metterci dentro il senso civico, la coscienza civica, rendersi conto, questo è uno delle gioie della vita, rendersi conto che ognuno di noi, nel mondo, non è solo! Che siamo in più, che siamo parte di un tutto, tutto nei limiti dell’Italia e nel mondo.
Ora vedete, io ho poco altro da dirvi. In questa Costituzione di cui sentirete fare il commento nelle prossime conferenze, c’è dentro tutta la nostra storia, tutto il nostro passato, tutti i nostri dolori, le nostre sciagure, le nostre glorie: son tutti sfociati qui negli articoli. E a sapere intendere dietro questi articoli, ci si sentono delle voci lontane. Quando io leggo: nell’articolo 2: “L’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà, politica, economica e sociale” o quando leggo nell’articolo 11: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà di altri popoli”, “la patria italiana in mezzo alle altre patrie” ma questo è Mazzini! Questa è la voce di Mazzini.
O quando io leggo nell’articolo 8: “Tutte le confessioni religiose, sono ugualmente libere davanti alla legge” ma questo è Cavour!
O quando io leggo nell’articolo 5 ”La Repubblica, una ed indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali” ma questo è Cattaneo!
O quando nell’articolo 52 io leggo, a proposito delle forze armate “L’ordinamento delle forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica”, l’esercito di popolo, e questo è Garibaldi!
O quando leggo all’art. 27 “Non è ammessa la pena di morte” ma questo, o studenti milanesi, è Beccaria!
Grandi voci lontane, grandi nomi lontani. Ma ci sono anche umili nomi, voci recenti. Quanto sangue, quanto dolore per arrivare a questa Costituzione! Dietro ogni articolo di questa Costituzione o giovani, voi dovete vedere giovani come voi, caduti combattendo, fucilati, impiccati, torturati, morti di fame nei campi di concentramento, morti in Russia, morti in Africa, morti per le strade di Milano, per le strade di Firenze, che hanno dato la vita perché la libertà e la giustizia potessero essere scritte su questa Carta. Quindi quando vi ho detto che questa è una Carta morta: no, non è una Carta morta.
Questo è un testamento, un testamento di centomila morti. Se voi volete andare in pellegrinaggio, nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati, dovunque è morto un italiano, per riscattare la libertà e la dignità: andate lì, o giovani, col pensiero, perché li è nata la nostra Costituzione.

Anteprima


Iniziamo ad illustrare e commentare la Costituzione, tenuta purtroppo nascosta ed imbalsamata da ormai quasi un sessantacinquennio, mentre dobbiamo divulgarla e portarla a conoscenza di tutti (perché, per esperienza, più la si conosce e più la si ama), in maniera da poterla difendere e salvare da ogni attacco, manomissione e tentativi eversivi di abrogazione, che sempre più agitano la classe dei politicanti che ci governano, così da metterli in condizione di non nuocere e nel contempo per metterci in grado, essendo  consapevoli dei nostri diritti e dei nostri doveri, di lottare affinché finalmente quei principi espressi vengano rispettati ed applicati. Credo che a tale scopo si attaglino bene alcuni aforismi, attribuiti a Thomas Jefferson, che non era un terrorista e neppure un “feroce bolscevico”, ma solo un patriota rivoluzionario democratico statunitense, cofirmatario assieme a John Adams e Benjiamin Franklin, della Dichiarazione d’Indipendenza e della successiva Costituzione degli Stati Uniti d'America, di cui divenne il terzo Presidente.
Egli diceva: "Non riconosco nessun'altra sovranità se non quella del popolo stesso. E se riteniamo che il popolo non sia abbastanza preparato,  la soluzione non sta nel sottrargliela, ma nell’educarlo ad usarla”. E, citazione per citazione, affermava anche: "E’ solo l'errore che ha bisogno del sostegno del governo. La verità si regge da sola.", aggiungendo che : "Non sono i popoli a dover temere i Governi, ma sono i Governi a dover temere i popoli", proseguendo con: "Quando la stampa è libera ed i cittadini capaci di leggere, tutto è sicuro", ed infine concludeva con: "Se uno si aspetta di essere libero, rimanendo ignorante, si aspetta qualcosa che mai non è stato e mai non sarà”.
E proprio di pressante attualità, nel marasma attuale in cui ci hanno cacciati ed in cui ci siamo per nostra colpevole ignoranza ed ignavia lasciati cacciare, concluderei con:
“Nelle questioni del potere, non si parli più di fiducia nell'uomo, ma si vincoli quest'ultimo, contro il mal fare, con le catene della Costituzione.”
Guarda caso di quella Costituzione che gli attuali politicanti intendono, appunto, manomettere per non essere saldamente vincolati dalle regole contro il malaffare, tanto che non riescono a fare neppure una legge contro la corruzione come se già non bastassero le leggi esistenti (dato che non mi risulta che ci sia qualche legge pro corruzione), e che sarebbe bastato il rispetto e l’applicazione dell’art. 28 della stessa per evitare sia Tangentopoli che le conseguenti Mani pulite e tutte le “opoli” successive annesse e connesse, dato che l'articolo in questione sancisce che: “I funzionari e i dipendenti dello Stato e degli enti pubblici sono direttamente responsabili, secondo le leggi penali, civili e amministrative, degli atti compiuti in violazione di diritti. In tali casi la responsabilità civile si estende allo Stato e agli enti pubblici.”

Presentazione

In considerazione che abbiamo quella che viene definita la più bella Costituzione esistente, purtroppo tenuta imbalsamata, nascosta agli elettori e sconosciuta dalla massima parte dei nostri pessimi rappresentanti, e che parafrasando l'epigramma del Metastasio circa l'Araba Fenice:
" Che ci sia ognun lo dice,
a che serva niun lo sa!"

e che quando qualcuno quando la nomina lo fa per manometterla e magari abrogarla; siccome, invece, ritengo sarebbe il caso  di difenderla, salvarla, rispettarla, divulgarla ed applicarla, sia nello spirito che nella lettera, mi propongo di presentarla commentata, articolo per articolo, in maniera che chi avrà interesse e la pazienza di leggere possa avere una completa consapevolezza di cosa si tratti, e possibilmente di apportare il proprio commento.