Art 2. La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili
dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua
personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà
politica, economica e sociale.
Questo articolo che nasce addirittura un anno prima della
dichiarazione dei diritti universali dell’Uomo, approvato dall’ONU, è proprio
adesso di pressante attualità in quanto si fa un gran dibattere,
concionare e blaterare appunto su testamento biologico, accanimento
terapeutico, cellule staminali, interventi palliativi, coppie di
fatto sia etero ed omo ecc. e dimostra la preveggenza dei Padri
Costituenti, dato che va sottolineato che intanto è la sola ed unica volta che
in tutta la C. si parla di “uomo” e che quindi ci sono dei diritti
inalienabili riconosciuti e garantiti a prescindere dall’uomo in quanto
tale, senza specificare se cittadino, elettore, abitante,
residente o turista di passaggio.
Perciò è naturale che il primo di tutti i diritti, è il diritto alla vita ed alla sicurezza, da cui derivano poi il diritto ad essere liberi dai bisogni e dall’ignoranza, attraverso il lavoro il primo e l’istruzione la seconda, e poi il diritto a decidere della propria persona e del proprio destino, accentando o rifiutando le cure attraverso il testamento biologico, ecc,, secondo il principio democratico liberale del “Tu puoi”, che si contrappone all’illiberale e dispotico: “Tu devi!”
Ma tu devi che (?) o perché (?) o per chi (?).
E questo vale come diritti inalienabili e riconosciuti come singolo, mentre il completamento con l’affermazione:
“… sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.“, sta a significare l’obbligo del riconoscimento ed del garantire anche la formazione di coppie di fatto in cui, appunto, si richiede l 'adempimento .
Perciò è naturale che il primo di tutti i diritti, è il diritto alla vita ed alla sicurezza, da cui derivano poi il diritto ad essere liberi dai bisogni e dall’ignoranza, attraverso il lavoro il primo e l’istruzione la seconda, e poi il diritto a decidere della propria persona e del proprio destino, accentando o rifiutando le cure attraverso il testamento biologico, ecc,, secondo il principio democratico liberale del “Tu puoi”, che si contrappone all’illiberale e dispotico: “Tu devi!”
Ma tu devi che (?) o perché (?) o per chi (?).
E questo vale come diritti inalienabili e riconosciuti come singolo, mentre il completamento con l’affermazione:
“… sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.“, sta a significare l’obbligo del riconoscimento ed del garantire anche la formazione di coppie di fatto in cui, appunto, si richiede l 'adempimento .
Norma che non significa solo la libertà di iscriversi al circolo
bocciofilo o aderire alla Dame di C. Vincenzo ecc., dato che tra l’altro
questi riconoscimenti rientrano successivo art 18, sulla libertà di
associazione ed il tanto ostentato e conclamato art. sulla famiglia che
si usa strumentalmente per negare appunto le coppie di fatto, specialmente se
omo, arriva solo al punto 29, e non può in alcun modo essere usato per
vanificare ed abrogare quanto stabilito in questo precedente articolo.
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